mercoledì 9 febbraio 2011

La Pseudoconoscenza Biblica


La pseudoconoscenza è ciò che “tutti sanno”, non perché sia la verità, ma perché qualcuno con una “carica importante” lo ha detto in televisione, o perché lo afferma la rivista preferita, o perché un personaggio attraente in un film lo ha stabilito come un fatto e moltissime altre persone lo hanno ripetuto milioni di volte.
La pseudoconoscenza è ciò che spiega che “tutti sanno” che Humphrey Bogart ha detto “Suonalo ancora, Sam” (tranne lui). E' ciò che spiega che “tutti sanno” che la Costituzione degli Stati Uniti parla di un “muro di separazione” tra la Chiesae lo Stato (non la Costituzione). E spiega perché “tutti sanno” che tutti gli europei del Medioevo credevano che il mondo fosse piatto (tranne loro).
La pseudoconoscenza fa sì che la gente parli come se fosse sicura di aver letto una volta di documenti federali, o di aver analizzato a fondo i dati meteorologici del riscaldamento globale, o conservato nella memoria i documenti del Concilio di Trento quando, di fatto, non può citare neanche cinque parole di nessuna di queste cose.
Ciò che sa in realtà è quello che la voce sonora e ben modulata della televisione o del proprio circolo di amici (o di entrambi) ha detto che era una “conoscenza comune” sul Governo, sulla scienza o la Chiesa cattolica.
E, ovviamente, spiega perché “tutti sanno” che “la Mariacattolica” non è che una dea pagana riscaldata. E' un mito moderno circolato per tanto tempo che nessuno pensa di metterlo in discussione. E quando lo si fa si scoprirà che non c'è niente. Niente. Neanche un briciolo di autentico sostegno storico.

martedì 8 febbraio 2011

La Madonna nella Bibbia


3. "il bambino con Maria sua madre"
- L’espressione è nuova anche rispetto a Es 4,20 (ove a precedere è la moglie di Mosè e non la madre seguita dai figli) e si ripete quasi invariata 4 volte nel racconto (2, 13-14.20.21). La novità è la messa al primo posto del bambino e poi della madre (e non la sposa) per significare la sua eminente dignità;

- "Maria" è il nome della madre scritto nella forma grecizzata che si legge anche in Mt 1,16.18 (3 volte in tutto), mentre in Mt 1,20 e 13,16.18 si ricorre alla forma aramaica che proviene dalla tradizione originale (Mariám);
- la "madre di Gesù" compare 15 volte in Matteo di cui 13 in 1-2. L’apposizione "madre sua" ricorre in 1,18 1 in 2,13 – 4, 20-21; 13,55. "Maria la madre di Gesù" deve essere stata una formula cristallizzata nella tardiva trazione cristiana (cfr. anche Lc 2,34), come risulta anche dalla più tardiva tradizione giovannea dove appare solo "la madre di Gesù" (Gv 2, 1.3.5. e 19,25);
- Maria viene identificata come la "madre sua (di Gesù)", una qualifica d’onore dato che si tratta del "neonato re dei Giudei", del Messia. Nessun equivalente per Giuseppe, che qui scompare del tutto.

4. "prostratisi…….e aperti i loro scrigni"
- I due participi descrittivi preparano due azioni compiute dai Magi: adorarono e gli presentarono i loro doni. Il verbo proskunéo ha qui il doppio significato di "rendere omaggio al re" e "adorare una divinità". Nella trama narrativa ha una particolare importanza in quanto rappresenta il progetto dei Magi (2,2,) e il controprogetto di Erode (2,8). Giunti davanti al neonato bambino figlio di Maria, il primo gesto che essi compiono è proprio l’adorazione – omaggio regale. Matteo, infatti, usa proskunéo in relazione a "re" e al "regno" come fa in 4, 8-10; 18, 23ss e 20,20ss;
- I Magi offrono al "bambino con Maria sua madre" tre doni: oro, incenso e mirra:

1. oro: questo vocabolo viene usato 9 volte da Matteo, due volte da Luca, una da Marco e nessuna da Giovanni. In molti passi dei Sinottici il termine ha una sfumatura cultuale (Mt 5,23-24; 8,4; 15,5; 23,18-19; Mc 7,11: Lc 21,1) e indica qui la qualità superiore del destinatario e, sullo sfondo, quella di sua madre;

2. Incenso: ricorre solo due volte nel N.T. (qui e in Ap 18,13);

3. Mirra: pure raro nella Bibbia (qui e in Gv 19,39): mentre Giovanni lo menziona come prodotto aromatico per imbalsamare i morti, Matteo ne valuta solo la preziosità.
Tutti e tre i doni esprimono quindi ricchezza, in quanto materie rare e preziose.

Il gesto dei Magi di portare queste ricchezze al regale "bambino con Maria sua madre", allude a molti testi di Isaia, Michea e dei Salmi che annunciano un pellegrinaggio delle genti a Gerusalemme per adorare il vero Dio e offrigli i loro doni (Is 2, 2-3: 45,14; 60, 1-6; Mic 4, 1-2; Sal 72,11). Nei doni dei Magi, dunque, la tradizione prima e l’evangelista poi hanno visto il compimento della Scrittura, anche se in modo diverso e cioè:

1. non a Gerusalemme ma a Betlemme, da cui verrà "la guida che pascerà il mio popolo Israele" (Mt 2,6; Mc 5,2 e 2Sam 5,2);

2. non nella reggia di JHWH ma in una casa dove abita "con Maria sua madre";

3. non per adorare JHWH e ricevere in dono la Torah, ma per adorare un neonato bambino,
riconosciuto come re – Messia, il cui compito sarà quello di portare ad ebrei e gentili il regno di Dio.

Qui si conclude il pellegrinaggio delle genti rappresentati simbolicamente dai Magi: ai piedi di Maria madre del bambino, nella sua abitazione. Maria è dunque il trono regale su cui siede il re – Messia adorato da tutti i popoli;

Questa grandiosa scena si chiude drammaticamente nella fuga perché il "bambino e sua madre" devono essere portati in salvo a causa dell’incombente minaccia di Erode. E’ Giuseppe che condurrà in Egitto "il bambino e sua madre" per ricondurli poi entrambi, morto Erode, nella "terra di Israele" e insediarli nell’oscura borgata di Nazaret, così oscura da far disperare l’evangelista nel trovare una profezia specifica che la riguarda (2,23);
Maria, madre del bambino, è un tutt’uno con lui, nell’omaggio regale dei Magi, nella fuga e nel ritorno. 

Giuseppe, colui che dietro incarico divino ha il compito di salvare sia il bambino che la madre, non viene qualificato né come sposo, né come padre, per quanto il lettore sappia che già egli è sposo di Maria madre vergine di Gesù (Mt 1. 18-25).


3. Conclusione
Quali conclusioni si possono trarre da tutto quello che è stato detto fin qui? Esse possono essere brevemente così riassunte:
1. L’analisi strutturale del testo ci ha fatto comprendere che Maria, madre del bambino, va qualificata come regina – madre del "neonato re dei Giudei" e ancor più "madre del Figlio di Dio, il Verbo incarnato";

Battesimo per Abluzione


Il Battesimo per aspersione non è valido?

Il battesimo per immersione come abbiamo detto simboleggia la sepoltura di Gesù, e il successivo ritorno alla posizione eretta significa la risurrezione dalla morte, anche la sepoltura spesso viene fatta tramite palate di terra, e talune volte in alcune zone del mondo sono i  familiari a prendere dei pugni di terra e buttarla sopra la bara del defunto, come a significare che colui che butta i primi pugni di terra sopra la bara si sta premurosamente occupando della sepoltura del caro defunto, e non credo che qualcuno possa dire che chi sotterra un defunto a palate sbagli procedura. 

I sepolcri come quello di Gesù non venivano usati ovunque nemmeno in quell’epoca, le modalità di sepoltura quindi variano da luogo a luogo, ma la validità di essa non può essere messa in dubbio.

C’è chi viene messo in un sepolcro e chi sotto un metro di terra, e chi in un loculo di cemento, non possiamo dire che l’uno è sepolto e l’altro no, oppure per il primo la sepoltura è valida mentre per l’altro è da rifare. Allo stesso modo non è la quantità d’acqua o la modalità di immersione che fa la differenza. L’immersione simboleggia la sepoltura di Gesù, così come l’acqua versata tre volte sul capo simboleggia sempre la stessa sepoltura (i pugni di terra), l’acqua versata per tre volte simboleggia i tre giorni che Gesù passò nel sepolcro, come pure la SS. Trinità., ma la potenza del battesimo non sta nelle modalità di immersione o nella quantità d’acqua, ma piuttosto nell’invocazione della SS. Trinità.  Secondo la comune consuetudine ecclesiastica, il Battesimo può essere amministrato in uno di questi tre modi: immergendo nell'acqua il candidato, versando dell'acqua sopra di lui o aspergendolo d'acqua. 

L’acqua viene usata nel battesimo per lavare il corpo ed esprimere l’interiore purificazione dai peccati. Ora, il lavaggio con l’acqua può essere fatto non solo con l’immersione, ma anche con l’aspersione, o l’infusione. Sebbene quindi sia più sicuro battezzare per immersione, essendo questo l’uso più comune, tuttavia il battesimo può essere amministrato anche per aspersione o per infusione, secondo le parole di Ezechiele [36, 25]: «Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi.», e come si legge che ha battezzato anche S. Lorenzo (Hom. 91, attribuita a Beda). 

Le accidentalità non mutano la sostanza di una cosa. Ora, per il battesimo dei bambini si richiede sostanzialmente l’abluzione del corpo mediante l’acqua; per cui il battesimo è detto pure lavacro, come si rileva dalle parole di S. Paolo [Ef 5, 26]: «Purificando la Chiesa per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola». Che poi l’abluzione venga fatta in un modo o in un altro è un aspetto accidentale. Perciò tali differenze non compromettono l’unità del battesimo. 

2. Nell’immersione si esprime meglio l’immagine della sepoltura di Cristo, per cui tale modo di battezzare è più comune e più lodevole. Ma negli altri modi di battezzare si ha la stessa immagine, anche se in maniera meno evidente, poiché in qualsiasi modo si faccia l’abluzione, il corpo umano o una sua parte viene posto sotto l’acqua, come il corpo di Cristo venne posto sotto la terra. 

3. La parte principale del corpo, specialmente in rapporto alle membra esterne, è il capo, dove hanno sede tutti i sensi interni ed esterni. Se quindi non si può versare l’acqua su tutto il corpo per la scarsità dell’acqua o per qualche altra ragione, bisogna versarla sul capo, dove si manifesta il principio della vita naturale. E sebbene il peccato originale si trasmetta per mezzo delle membra che servono alla generazione, tuttavia non si deve versare l’acqua su quelle membra a preferenza che sul capo, poiché il battesimo non impedisce la trasmissione del peccato originale nella prole con l’atto della generazione, ma libera l’anima dalla macchia e dal reato del peccato incorso. 

Di conseguenza va lavata specialmente quella parte del corpo in cui si manifestano le funzioni dell‘anima. Nell‘antica legge invece il rimedio contro il peccato originale veniva praticato nel membro della generazione, poiché colui che avrebbe avuto il compito di togliere il peccato originale doveva ancora nascere dalla progenie di Abramo, la cui fede era rappresentata dalla circoncisione, come dice S. Paolo [Rm 4, 11].
Qualunque dei tre sia il rito osservato, dobbiamo credere che il Battesimo è regolarmente compiuto. Infatti l'acqua è adoperata nel Battesimo per esprimere l'abluzione dell'anima che esso opera e per questo il Battesimo è detto dall'Apostolo "lavacro" (Ef 5,26). 

Ora l'abluzione non cessa di esser tale, sia che uno si immerga nell'acqua, come fu praticato a lungo nei primi tempi della Chiesa, sia che riceva dell'acqua versata, come è usato oggi, sia che ne riceva l'aspersione, come risulta aver fatto san Pietro, quando in un solo giorno convertì e battezzò tremila individui (At 2,41).

“L’acqua nella simbologia di tutti i popoli è legata alla vita, alla fertilità, ma anche alla purezza e alla purificazione. Inoltre, l’acqua sale al cielo in forma di vapore e ne scende in forma di pioggia: dunque, è un legame tra Terra e Cielo, tra Alto e Basso” (cfr. V.Messori)